MOSTRA: Carlo Invernizzi. Dove sorge il canto gli uccelli non volano
A CURA DI: Davide Mogetta e Chiara Tavella
INAUGURAZIONE: Sabato 19 settembre 2020 ore 12
PERIODO ESPOSITIVO: 16 settembre – 24 ottobre 2020
SEDE: Fondazione Ado Furlan, Pordenone
Via Mazzini 53 33170 Pordenone Tel. Fax 0039 0434208745
info@fondazioneadofurlan.org www.fondazioneadofurlan.org

PRESENTAZIONE DEL VOLUME: Carlo Invernizzi. Impercettibili nientità. Poesie 1950-2017
A CURA DI: Massimo Donà
EDIZIONE: La nave di Teseo, Milano 2020
INTERVENTI DI: Massimo Donà, Caterina Furlan, Chiara Tavella
DATA: Sabato 19 settembre 2020 ore 10.30
SEDE: Auditorium Istituto Vendramini, Pordenone
Via Vendramini 2 33170 Pordenone
www.pordenonelegge.it

La Fondazione Ado Furlan, in collaborazione con il Centro Studi Carlo Invernizzi, inaugura sabato 19 settembre 2020 alle ore 12 la mostra Carlo Invernizzi. Dove sorge il canto gli uccelli non volano, che presenta i molteplici aspetti del mondo poetico di Carlo Invernizzi (Milano 1932-2018) attraverso un percorso articolato in più sezioni tematiche.
In mostra vengono presentate alcune poesie e i volumi pubblicati da Carlo Invernizzi sin dai “primi passi come poeta”, quando entra a far parte del gruppo ποι′ησις (poíesis), costituitosi nel 1961 attorno a Maria Vailati come Centro di attività e documentazione di poesia contemporanea. Sin dai primi anni ‘60 l’interesse per l’espressività poetica e le problematiche teoriche delle arti figurative aveva condotto il poeta a instaurare rapporti di amicizia e di reciproco scambio culturale con i maggiori esponenti dell’arte visiva.
Per approfondire questo significativo aspetto del mondo del poeta, il percorso prosegue con l’esposizione di testi sugli artisti accanto a opere di Rodolfo Aricò, Carlo Ciussi e Pino Pinelli così da attivare un dialogo, fatto di scambi e contaminazioni reciproche, presentato già nella mostra Divina mania. Una poetica bicipite. Aricò, Ciussi, Pinelli nel 1990. In quell’occasione «i due universi, plastico e poetico, apparivano come mondi complementari dove ciascuno di essi era autonomo. Ma in questa sovrana libertà, quanti ponti gettati tra i due mondi, quante assonanze, quanti accordi, flussi e riflussi, nutritori come l’oceano primitivo dove tutto si elabora. Armonia nella dismisura.» (Elisabeth Bozzi)
Viene poi presentato un focus che mette in connessione la poesia di Carlo Invernizzi con opere di Gianni Asdrubali, Bruno Querci e Nelio Sonego, artisti con i quali Invernizzi ha firmato il manifesto Tromboloide e disquarciata a Morterone nel 1996, il cui testo viene qui esposto. In esso è trascritta una riflessione poetico-filosofica incentrata sulla visione unitaria di mente/corpo, natura/cultura, filosofia/arte, poesia/pittura per cui “L’uomo per la sua costituzione fisica è parte intrinseca della Natura Naturans” e “l’arte (la poesia) è l’uomo Natura Naturans”.
L’approfondimento della connessione tra poesia e arte continua con la presentazione di libri d’artista e opere realizzate a quattro mani con Rudi Wach e Nicola Carrino.
Al centro della sala sono esposte alcune poesie di Invernizzi, per mettere il visitatore in contatto diretto con la visione poetica che sorregge la stessa relazione fra poesia e arte visiva. Inoltre sono esposti libri d’artista – editi a partire dagli anni Settanta da Vanni Scheiwiller – e realizzati in collaborazione con gli artisti Rodolfo Aricò, Carlo Ciussi, Dadamaino, Riccardo Guarneri, Pino Pinelli e Rudi Wach, insieme ai volumi fatti a mano creati insieme a Alan Charlton, Lesley Foxcroft, Nelio Sonego, Niele Toroni e Michel Verjux.

Nella mostra viene presentato anche il libro d’artista Come vedo quel che vedo realizzato con François Morellet il cui un disegno è stato riprodotto nella copertina del volume Carlo Invernizzi. Impercettibili nientità.

Questo libro verrà presentato nell’ambito della XXI edizione di pordenonelegge.it presso l’Auditorium Istituto Vendramini con interventi di Massimo Donà, Caterina Furlan e Chiara Tavella.
«In questo volume è raccolta per la prima volta l’intera opera poetica di Carlo Invernizzi. Dall’inizio degli anni ’60 sino alla sua scomparsa nel 2018, la sua ricerca s’è fatta sempre più radicale, sino a trasformarsi in un vero e proprio “corpo a corpo” con l’impossibile. Le sue parole non descrivono, e neppure hanno mai voluto farsi mera testimonianza di uno stato d’animo; esse indicano piuttosto la lucida consapevolezza del fatto che ogni sforzo sarà vano, ma nello stesso tempo assolutamente necessario. Sì, perché la realtà è per lui tutta espressione di quella Natura Naturans che sta prima di ogni distinzione concettuale; prima, cioè, della divisione tra essere e nulla, ma anche di quella tra buono e cattivo, tra bello e brutto. Ed è appunto a tale Natura Naturans, ossia all’“infondo senza fondo” di ogni esistenza singolare, che Invernizzi si decide a prestare la propria parola; mostrandosi perfettamente consapevole del fatto che, a prender forma, non può che essere un linguaggio risolutamente indifferente a qualsiasi esigenza comunicativa. Un linguaggio inaudito, fatto di parole destinate a diventare esse medesime “impercettibili nientità”, generate dall’inedita consapevolezza che proprio di quel che non si può dire si deve continuare, indefessi, a parlare. Perciò il suo è un linguaggio che finisce per farsi rigorosa “metafisica”; non lontana, forse, da quella che Hugo von Hofmannsthal avrebbe voluto consegnare ad una ancora inedita “lingua delle cose mute”.» (Massimo Donà)

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