Michel Verjux

(Chalon-sur-Saône, 1956)

“(…) c’è, ma anche di ciò che può essere percepito, nell’atmosfera e nell’ambiente notturno, anche se ciò richiede un livello di attenzione più elevato rispetto al solito. Le opere si presentano, qui, come un’intrusione, di sera e di notte, in un pezzo di “natura” parzialmente addomesticata – in un “paese placato”: le proiezioni luminose dirette, incorniciate e focalizzate sulle facciate di alcune case sparse in tutto il vasto territorio che racchiude questo luogo. Piccole porzioni di luce, come mezzelune perdute nel bel mezzo di un cielo notturno senza fine, che brillano e indicano alcuni luoghi dei quali si distingue il corpo, che vengono percepiti dallo sguardo e l’osservazione dei quali riflette tutto il “sublime” di una minuscola presenza umana davanti alla grandezza della natura.”

Michel Verjux, estratto da Notes numérotées à mon nombre de jour de vie, nota n. 21275, atelier di Père-Lachaise, Parigi 2014

Dagli anni ottanta Michel Verjux interviene su architetture con proiezioni luminose di forme geometriche. Esse svelano sin dal primo sguardo la propria presenza fisica in grado di porre l’osservatore in una situazione nel momento del suo svolgimento, di modo che lo stesso esserci dello spettatore sia possibilità di una nuova esperienza.

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